In memoria della tragedia della Corazzata Roma

L'esplosione della Roma

Il 9 settembre del 1943 la nave da battaglia Roma venne affondata da bombardieri tedeschi, mentre, al comando di numerose unità navali italiane, si stava dirigendo verso l’isola della Maddalena, come concordato con gli Alleati in seguito all’Armistizio dell’8 settembre. In breve tempo, tra coloro che scomparvero in mare e quelli che moriranno in seguito per le gravi ferite riportate, i marinai italiani caduti saranno 1.393. Una grande tragedia del mare, la triste apertura di una lunga stagione di sofferenze per il nostro Paese che scivolerà nell’abisso, giù giù fino all’orlo della distruzione totale.

Mia madre Maddalena, quel giorno di sessantotto anni fa, era ancora una bambina di soli cinque anni. Eppure se la ricorda bene la fine della corazzata Roma e, quando ne parla, sembra quasi che il tempo si sia fermato e che quei maledetti aerei della Luftwaffe debbano comparire ancora nei cieli dell’Asinara, da un momento all’altro.
Il fuoco nel mare, le parole che risuonano sinistre nei suoi ricordi.

Era una bambina, mia madre. Giocava e rincorreva i suoi fratelli, nei vicoli del paese. Castelsardo, l’antico borgo fortificato a picco sul mare. Dalle sue case si domina tutto il Golfo dell’Asinara.

La Roma in navigazione

E da quella parte, dall’ovest infinito delimitato dal profilo dell’Asinara, deve aver visto comparire le sagome delle navi che formavano la flotta italiana comandata dall’Ammiraglio Bergamini. Immagino la meraviglia di quella bambina. Si sarà fermata, avrà posato un gioco che la faceva divertire, avrà interrotto la corsa nel vicolo, chissà, magari avrà chiamato i fratelli per guardare quella striscia luccicante che arrivava dal mare e che si faceva sempre più vicina. Come un misterioso mostro marino uscito dalle leggende dei marinai, come le fantasie dei bambini che partoriscono fantastiche creature che appaiono dal nulla e che poi vanno via, all’improvviso, come se non fossero mai esistite. Poi, forse spaventati da quella inquietante, ma comunque grandiosa visione, i bambini sono entrati in casa. Una paura sottile, un presentimento di qualcosa di cattivo portato dal vento. Era quasi ora di pranzo. Sua madre, mia nonna, chiamava da casa. Ma i bambini erano strani, quel giorno. Eccitati, dicevano cose strane, che nel mare c’era un enorme serpente scintillante che stava arrivando. Il sole faceva brillare la superficie del mare. Era ancora estate, nonostante mancasse poco all’arrivo dell’autunno. Allora i miei nonni si sono affacciati alla finestra che dava sul vicolo e l’hanno vista. Hanno visto la grande corazzata italiana che avanzava superba alla testa di un lungo convoglio di altre navi più piccole. No, non c’era nessun mostro là fuori, e non erano nemmeno barche di pescatori. C’era la guerra, là fuori, la guerra che si avventava sul mare con la forza di una tempesta senza precedenti.

Mia madre Maddalena con la faccia incollata alla finestra. Di fianco Maria, la gemella inseparabile. Doveva avere un fascino irresistibile la corazzata Roma in navigazione! Chissà cos’era la guerra, per quelle bambine che vivevano all’ombra dell’antico campanile? E quella grande nave grigia come il mare d’inverno, chissà cosa diavolo era? La guerra. Cose che fanno i grandi, cose lontane, cose brutte. Del resto, il mare era stato fino a quel giorno una barriera che aveva in qualche modo protetto la loro infanzia e che aveva tenuto lontano armi, soldati, distruzione. Ma non quel giorno.
Mia madre Maddalena vide all’improvviso come dei punti neri apparire nel cielo limpido. Misteriosi uccelli marini. Velocissimi. La Roma sembrò cambiare direzione. Il serpente luccicante forse non verrà più qui da noi, forse andrà da un’altra parte, forse verso la Corsica di fronte, oppure al di là dell’Asinara, verso l’occidente infinito. Gli occhi spalancati di mia madre.

La Regia Nave Roma, probabilmente a La Spezia

E’ un gioco troppo bello questo. Troppo da grandi. Poi ne arrivarono altri di quegli uccelli neri. La Roma nel grande mare placido, con tutte le altre navi a farle da corona. Poi un bagliore improvviso. Come un lampo lontano. Mia madre che sussultava dietro la finestra aperta sul vicolo. Un istante di silenzio, come  se il tempo si fosse fermato. Congelato. Dal mare incolpevole arrivò come un tuono, il primo segno della tempesta che stava per scoppiare. Mia madre guardò Maria. Mia madre e Maria avevano paura. Poi le fiamme, dalla grande corazzata Roma che non navigava più.

La guerra. Il fuoco nel mare.

Nazareno Storani

Questo ricordo è la testimonianza di mia madre Maddalena, testimone oculare che ha assistito al tragico affondamento della Regia Nave Roma, quel 9 settembre 1943.
Per non dimenticare il sacrificio di tutti i marinai della Roma caduti quel giorno e che hanno donato la loro vita per un ideale che si chiama Patria.

Per saperne di più sulla vicenda della corazzata Roma vedi: Regia Nave Roma a cura di Andrea Amici

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2 Commenti a “In memoria della tragedia della Corazzata Roma”

  1. Paolo Palladino ha scritto:

    Davvero commovente e toccante questo racconto di avvenimenti lontani ,ma, veri e dal sapore magico e inviolabile nell’intimo al tempo stesso, ancora più toccanti ed emozionanti queste memorie, quando si conosce chi le ha vissute in prima persona e che racconta questi antichi avvenimenti con estrema lucidità, pur essendo passato tanto tempo !!
    Panta rei, tutto scorre, la vita, gli avvenimenti , il tempo implacabile,ma, le momorie rimangono,anche quelle semplicemente tramandate,ma se trascritte rimarranno immortali !
    Paolo Palladino

  2. giovan battista conti ha scritto:

    Un bellissimo ricordo,sopratutto perchè vissuto in prima persona. Grazie…… vi invito a visitare il mio sito http://www.corazzataroma.info PER NON DIMENTICARE!!!

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