L’esplorazione del relitto del Valfiorita

 

Una Fiat Balilla ben riconoscibile nella stiva di poppa

Il muso di una Fiat Balilla nella stiva di poppa

Sempre a fine stagione, approfittando della clemenza del tempo nel sud dell’Italia, il team Thalassoma Diving di Paolo Palladino è andato a fare immersioni su un altro relitto della Seconda Guerra Mondiale di estrema importanza storica, che si trova più a sud del Millo, oltre lo Stretto di Messina.
L’8 Luglio del 1943, a otto miglia da Capo Milazzo, venne silurato da un sommergibile britannico un grande piroscafo di 6.200 tonnellate di stazza: il Valfiorita.
Ecco il racconto di questa emozionante immersione, tra vecchie automobili, motociclette, camion …

Il piroscafo Valfiorita, appartenente alla Soc. An. Industrie Navali di Genova, iscritto al Compartimento Marittimo di Genova con matricola n. 2345, anche se non iscritto a ruolo di navi ausiliarie dello Stato, trasportava un ingente carico di materiale bellico per le truppe dell’Asse.
Varato appena un anno prima, dopo il siluramento fu tentato il rimorchio per portarlo ad incagliare in acque basse, tuttavia gli incendi e le esplosioni delle munizioni stivate a bordo resero vano ogni disperato tentativo. La grande nave, con tutto il suo prezioso carico, trovò il suo tragico destino in fondo al mare dello Stretto!
Il relitto ora giace nei pressi di Capo Faro in Sicilia, su un fondale ad una profondità compresa tra 72 metri e 62 metri in assetto di navigazione, con le sovrastrutture intorno ai 45 metri.
L’ultimo tuffo su questo relitto lo abbiamo fatto in una giornata grigia, con un forte e fastidioso vento da sud-est che ci aveva creato non pochi problemi durante la traversata dello Stretto. Nonostante il tempo non fosse bellissimo, tutto il team era fortemente motivato e carico di entusiasmo.
Questa volta la logistica e l’assistenza di superficie erano affidate ad un Diving locale e alla grande disponibilità di Franco Amodeo di Cannitello, così Filippo ne ha approfittato per immergersi finalmente con noi. Arrivati sul punto nave per l’ancoraggio, abbiamo incontrato alcune difficoltà per via del mare e del vento. Durante le operazioni di ancoraggio, che si dilungavano oltre il previsto, qualcosa ha attirato la mia attenzione. Il mio sguardo andava insistentemente verso l’orizzonte, dalla parte opposta rispetto al tratto di mare dove si concentrava la nostra attenzione per individuare i punti di riferimento a terra per trovare il relitto (il GPS era guasto!). Perché la mia mente, in quei momentir così concitati, era portata a guardare spesso in quella direzione? Che strana sensazione! Sapevo che, sei o sette miglia più a largo, su un fondale per noi irraggiungibile, giace il relitto gemello del Millo, il sommergibile Saint Bon, della Classe Ammiragli.
Un grande eccolo! mi riporta bruscamente alla realtà. L’ecoscandaglio aveva appena disegnato sullo schermo la sagoma del relitto del piroscafo Valfiorita. Appena filata la cima dell’ancora, ci rassicuriamo per la presenza di una corrente leggera e contrastabile e, dopo un rapido briefing e dopo aver formato le coppie, entriamo in acqua controllandoci a vicenda, per poi iniziare la veloce discesa lungo la cima dell’ancora tutti insieme. Appena giunti sul fondo, la prima struttura che vediamo è il castello centrale che ci conferma che l’ancora è finita a centro nave. Sulla sua sommità è chiaramente visibile la mitragliatrice antiaerea che punta dritta verso la superficie, come se aspettasse ancora un aero nemico. Ci lasciamo scivolare sulla murata di sinistra, dove troviamo a -60 metri lo squarcio enorme, con diametro di quasi 3 metri, causato dal siluro del sommergibile attaccante.
Poi, appena risaliti di qualche metro e superato un grande boccaporto, ci infiliamo nelle stive. I nostri faretti cominciano ad illuminare freneticamente l’infinito carico di mezzi militari: auto Balilla , Fiat 1100 , camion Fiat Artiglio 666, motociclette con i sidecar, presumibilmente MotoGuzzi e Augusta, un’infinità di camion e mezzi autoblindo preparati per l’utilizzo nel deserto africano, una quantità enorme di materiali bellici. 
Tra una foto e l’altra controllo il timer del computer e mi rendo conto che i 25 minuti d’immersione pianificati sono davvero pochi. Nonostante la voglia di esplorare quel mondo sommerso, la sicurezza rimane alla base del nostro divertimento e come sempre assume un aspetto primario di questa nostra splendida attività.
Ci concediamo dall’alto un ultimo sguardo dell’insieme del relitto ed iniziamo tutti insieme la lenta risalita e l’inevitabile, lunga decompressione lungo la cima, scambiandoci i soliti segnali convenzionali.
Ancora immersi, a gesti, ci promettiamo di ritornare presto su questo ineguagliabile relitto.



Paolo Palladino
(dicembre 2010)
www.thalassomadiving.it

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Un commento a “L’esplorazione del relitto del Valfiorita”

  1. Franco Amadeo ha scritto:

    Ciao Paolo….Domando: ma chi è quel sub a quattro zampe che si vede nella foto di gruppo sulla spiaggia?

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