L’attività invernale del Thalassoma Diving Center di Soverato (CZ)

 

Tagliamare prua relitto Cannitello

Tagliamare prua relitto Cannitello

Pubblichiamo il racconto dell’attività invernale del Thalassoma Diving Center di Soverato (CZ), il team di subacquei profondisti che, alla fine del 2006, fu protagonista del ritrovamento del relitto del Regio Sommergibile Ammiraglio Millo.
Autore del racconto, il capo spedizione del diving, l’amico Paolo Palladino.

Il maltempo imperversa nel periodo invernale un po’ ovunque in Mediterraneo, anche a Soverato, nel versante Jonico della Calabria  dove forti venti di Grecale e di Levante agitano le acquee anche nell’immediato sottocosta.
Il lido S. Domenico di Soverato, dove è ubicato il nostro punto mare, è stato recentemente devastato dal mare in tempesta; difatti, le strutture principali lato mare sono andate letteralmente distrutte. Il lato opposto, invece, dove si trova la sede del Diving, al momento non è stato toccato dalle impetuose ondate. Siamo comunque molto vicini alla famiglia Vitale, che da molti anni ospita il nostro centro di immersioni in questo stabilimento. Il mare ancora non si placa, ma, già si pensa alla ricostruzione che avverrà, come sempre, con la massima  forza d’animo e tempestività!

Prima immersione
Nella cattiva stagione tutto il versante Jonico è impraticabile. Il mare è molto torbido per effettuare le nostre immersioni e le onde sono molto grandi. All’inizio dello scorso gennaio, pur di fare immersioni, da irriducibili quali siamo, decidiamo di caricare le attrezzature subacquee sul furgone del diving e ci spostiamo più a sud, nello Stretto di Messina.  Abbiamo la certezza di trovare delle zone a ridosso del mare tempestoso e torbido, infatti in questo punto della Calabria, oltre ad ottimi siti di immersione con acqua limpidissima, vi sono diversi relitti nell’immediato sottocosta, tanto da non richiedere neanche l’ausilio della barca appoggio, vera manna per chi soffre il tanto odiato mal di mare!
In base alle condizioni meteo-marine, la scelta sui siti d’immersioni ricade su due nostre “vecchie” conoscenze  due misteriosi relitti, i quali, pur essendo visitati da molti subacquei ed esplorati in modo accurato e meticoloso anche da noi da moltissimi anni, ancora non hanno svelato completamente la loro identità e la misteriosa causa che ne determinò l’affondamento.
Il primo relitto, è un grande piroscafo varato quasi sicuramente nei primi del novecento. La tipica forma della chiglia e dalla prua ci danno una indicazione sul periodo di varo, la stazza dovrebbe aggirarsi tra 4.000 tsl. e 6.000 tsl . di stazza. I pescatori locali, chiamano questo relitto U Vapuri!
Dopo quasi due ore di viaggio, con un tempo terribile e il tergicristalli del veicolo al massimo regime e quasi consumato dal lungo lavoro a causa di interminabili rovesci temporaleschi, riusciamo finalmente a lasciarci l’inverno alle spalle con il suo cielo grigio; in questo punto dello Stretto, in località Cannitello, ci accoglie una giornata primaverile, con mare calmo e trasparente.
Non stiamo più nella pelle (la prima, perchè la nostra seconda pelle naturale è … la muta!). Impazienti, non vediamo l’ora di indossare l’equipaggiamento subacqueo, anche se dobbiamo aspettare la stanca delle maree .
Difatti, in questo punto dello Stretto le correnti sono impetuose e incontrastabili, tanto da rappresentare un vero pericolo per i subacquei. Ogni sei ore circa, la corrente cambia direzione, quando le acquee del Mar Jonio si riversano nel Mar Tirreno il mare  ribolle di schiuma e di gorghi impressionanti. Questa fase di marea si chiama “Montante”, è forse la fase più critica e pericolosa delle maree, tanto da indurre chiunque alla saggia decisione di rinunciare a entrare in acqua, anche per un semplice bagnetto!
Al nostro arrivo, per fortuna la marea è in fase “Scendente”, quindi le acquee del Tirreno si riversano nello Jonio, seguirà poi una fase di “Stanca” che ci concederà quasi due ore per effettuare in piena sicurezza  la nostra immersione. Durante i preparativi all’immersione e la vestizione, le acquee dello Stretto si placano d’incanto, non posso non pensare alla mitologia e alle antiche leggende di mostri e naufragi dell’antichità.
Dall’altra parte dello Stretto, la costa della Sicilia sembra così vicina che sembra quasi di poterla toccare, qui qualcuno lo chiama Effetto  Fata Morgana!
Entriamo in acqua. Secondo il  computer subacqueo la temperatura dell’acqua è di appena 15°. Le nostre mute stagne non ci consentono il benché minimo brivido. La visibilità ci sembra da subito ottima,  scarichiamo i nostri Gav e iniziamo la discesa lungo la forte depressione del fondale ciottoloso.  A -28 mt. troviamo la parte meno profonda del relitto, si tratta della prua completamente rovesciata e semisepolta dai detriti, anche il resto della grande nave  è completamente rovesciato, con la chiglia verso la superficie.
Continuiamo la discesa. A -38 mt. la chiglia è spaccata e divide in due tronconi il relitto, la visibilità migliora un poco, ma c’è molto plancton in sospensione che pregiudica le riprese fotografiche e video. Scendiamo ancora. Siamo in tre, ben equipaggiati ed allenati, con segnali convenzionali e rapidi ok, decidiamo di scendere ancora nuotando lungo il relitto che termina con la poppa a -50 mt. Ci sono molti saraghi e un grosso dentice scoda nel blu profondo, è chiaro che non ha gradito la nostra invasione!
Dalla ghiaia spuntano le pale di una grande elica, il profondimetro registra -52 mt. restiamo a questa profondità solo 2 minuti, iniziamo quindi la risalita passando sotto la poppa rovesciata del relitto. Una volta dentro, iniziamo la lenta risalita al suo interno passando dalla zona poppiera alla sala macchine e notiamo le grandi caldaie a triplice espansione, un elemento inconfutabile per determinarne il periodo di appartenenza della grande nave che, grazie alla sua posizione  innaturale sul fondo, ci consente di effettuare la lenta risalita all’interno delle sue stive, continuando la meticolosa esplorazione nella parte meno profonda. Le lamiere all’interno delle stive sono interamente ricoperte da meravigliose colonie di Madrepore gialle, che contribuiscono a rendere la nostra immersione più luminosa e affascinante.
Usciamo dal relitto a -38mt. e torniamo lentamente a -28mt. nei pressi della prua. La corrente ancora non si fa sentire, ma dobbiamo comunque risalire, poiché il timer indica un tempo di 40 minuti e ci aspetta una lunga decompressione.
Al contrario delle lunghe soste di decompressione effettuate nel blu sotto la barca appoggio, il tempo sembra passare in fretta. Qui ,sul fondale ciottoloso, non mancano piccoli pesci e invertebrati, tra cui spiccano per i loro colori accesi fantastici Nudibranchi, piccoli molluschi che, in fatto di bellezza ed eleganza, poco hanno da invidiare ai loro parenti di origine tropicale!
Una volta emersi, i miei compagni di immersione, estasiati per la fantastica esplorazione subacquea, mi rivolgono la classica domanda: A quando la prossima immersione su questo fantastico relitto?
Rispondo scherzosamente: Lo deciderà la Fata Morgana!

Seconda immersione
Il relitto della Bettolina di Lazzaro.
Altra immersione, altro relitto , altro mistero irrisolto!
Questa volta siamo sul versante jonico della Calabria; da qui la costa della Sicilia è più lontana, ma,L’Etna innevato sembra molto vicino e, come tutti i vulcani attivi ,appare minaccioso, inquietante e al tempo stesso irresistibile e affascinante!
Anche qui l’immersione si farà dalla riva. Un misterioso relitto, una Bettolina affondata nell’ultimo periodo bellico, forse a causa di una mina vagante.
Il relitto, semisepolto dai detriti e dal fondale ciottoloso  è in posizione parallela alla costa ed è integro.
Qui il tempo è meno clemente, probabilmente influenzato dalla perturbazione che permane da giorni più a nord-est, il mare si muove un po’, ma non è proibitivo.
La visibilità risulta subito compromessa dalla sospensione, anche se la corrente delle maree dello stretto in questo punto raramente si fa sentire; in realtà troviamo una leggera e fastidiosa corrente, sebbene sia facilmente contrastabile.
Scendiamo sulla verticale del relitto. Dopo quasi due minuti intravediamo la sagoma dello scafo, il lato di dritta è semisepolto dai detriti e dal fondale ciottoloso. A prua, alla profondità di 35mt., si scorge dall’occhio di cubia di dritta la catena dell’ancora che finisce nella sabbia. Forse questo un elemento potrebbe denunciare che l’affondamento è avvenuto mentre il piccolo battello era all’ancora.
Il relitto è lungo quasi 50mt., è ben conservato e si rivela un ottimo rifugio per molte specie ittiche stanziali, alcuni Gronghi di grosse dimensioni , Cernie Brune e timide Musdee.
A poppa, cerchiamo l’elica e il timone, ma risultano essere totalmente insabbiati. In questo punto la profondità è -45 mt. Notiamo però una sovrastruttura molto concrezionata, dovrebbe trattarsi della cremagliera del timone di manovra. La sala macchine non è di facile accesso, gli spazi sono angusti  per muoversi agevolmente e comunque, anche se semisepolto dalla sabbia, si delinea bene il grande motore diesel. Cerco qualche indizio, una targhetta, una sigla, ma niente, non ho molto tempo, abbiamo pochi minuti di permanenza sul fondo!
A centro nave si trovano le grandi cisterne vuote. Riusciamo ad aprirne una perché un grande portellone ancora si muove, ovunque manichette valvole e volantini, nuotiamo a ritroso e siamo di nuovo sulla prua dove è ben in mostra un grosso argano con tanto di cavo d’acciaio  ancora avvolto. Intanto, i nostri 20 minuti di permanenza sul fondo programmati sono passati velocemente. lLsciamo la prua ed iniziamo a malincuore la lenta risalita, sfiorando il fondo con le pinne fino alla profondità -6mt e -3mt. dove effettueremo le nostre soste di decompressione.
Sul basso fondale, abbiamo la possibilità di osservare con tutta calma una miriade di piccoli pesci ed invertebrati, in particolare, alcune stelle marine rosse, e anellidi come Spirografi e Vermocani urticanti.
A fine immersione, ormai prossimo alla superficie, noto una presenza quasi sinistra, una siluette scura, il suo nuotare goffo ma veloce, dapprima mi sembra una testuggine, poi osservo meglio in quei pochi attimi e riconosco lo strano animale: è un grosso uccello scuro con le zampe palmate e nuota letteralmente con le grandi ali semichiuse all’inseguimento subacqueo di un banco di lattarini. Accidenti penso, non sarà mica un altro Effetto Fata Morgana?
Più tardi, sulla terra ferma, alcuni pescatori locali mi confermano la presenza abituale di alcuni grossi Cormorani che si tuffano sistematicamente per pescare in queste acquee.
Sorrido e penso che diventerò anch’io una presenza abituale di questo fantastico mare!



Paolo Palladino
(gennaio 2010)
www.thalassomadiving.it

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3 Commenti a “L’attività invernale del Thalassoma Diving Center di Soverato (CZ)”

  1. Franco Lobello ha scritto:

    Complimenti Paolo,leggendo i racconti rimpiango quelle brutte giornate, sei bravo a raccontare le immersioni ma sopratutto a guidarle.
    ciao franco

  2. vito ha scritto:

    non sono stato un allievo eccellente, ma quel poco che ho imparato mi basta per emozionarmi davanti a spettacoli di questo genere, non mollare…continua a regalare meravigliose visioni dei nostri fondali.

  3. Raffaele ha scritto:

    Bellissime immersioni quelle che hai descritto, mi fai ricordare esperienze e
    momenti felici che spero si possano ripetere presto.

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